Durante il programma “Magazine: Musica e Notizie”, condotto da Luca Capacchione e Gaetano Risi, è intervenuto il frontman degli “Sugarfree” Matteo Amantia soffermandosi su diversi temi, dalla sua musica alla situazione attuale della Penisola; ecco quanto emerso:

Sulla nascita di “Ti amo Milano”: “Il brano nasce da una profonda riflessione che noi come gruppo abbiamo avuto, sulla possibilità di trasferirci a Milano o comunque in una grande metropoli, perché sono la patria della grande discografia. Alla fine però ha vinto il sentimento di attaccamento alla nostra terra, soprattutto perché non vogliamo abbandonarla in questo momento di difficoltà, è bello provare a fare qualcosa dall’interno. Dalla Sicilia sono partiti grandi artisti: Battiato, Consoli, Venuti, ed è una cosa di cui andare fieri”.

Sull’abbandono dello stato al mondo della musica: “È un periodo molto particolare, una situazione simile non si verificava dai tempi del dopoguerra ed in particolare il settore musicale è stato parecchio danneggiato per due motivi: primo perché non viene identificato come bene di prima necessità, anche se io ho una visione diversa; secondo perché al momento risulta difficile immaginare eventi di massa come concerti. A tal proposito stanno pensando a varie soluzioni, come utilizzare teatri per mantenere la distanza di sicurezza anche se non so quanto sia attuabile e conveniente dal punto di vista economico. Certamente la stagione estiva salterà per tutti gli artisti. I 600€ previsti dallo stato sono arrivati, ma possono essere riscattati solo da una piccola fascia di performer, ci sono si altri enti che stanno stanziando fondi per sostenere la categoria ma si parla veramente di poca roba”.

Il periodo più bello degli Sugarfree: “Il momento migliore per la nostra band è sicuramente quello che va dal 2005 al 2007, dopo l’uscita del nostro primo album. Ricordo che ogni concerto era sempre pieno, c’era un entusiasmo travolgente che ci spingeva a dare sempre di più. Uno dei ricordi più belli di quel periodo è legato ad un concerto che tenemmo in un piccolo comune siciliano, Gibellina. Arrivammo nel pomeriggio ed il paese era deserto, mi chiedevo chi sarebbe venuto la sera; il concerto si rivelò poi un successone, con più di 15.000 persone e con tanto di fuochi d’artificio in chiusura. Un altro ricordo indelebile di quegli anni è legato a quando facemmo l’apertura di un concerto di Ligabue a Napoli, davanti a 40.000 persone. Lì c’erano molti timori, ma poi fu fenomenale sentire un tale trasporto dal pubblico partenopeo”.

Sul brano più emozionante: “Cleptomania sicuramente, non tanto per il brano in se ma per tutto ciò che ha portato, ci ha cambiato totalmente la vita. Ci sono poi altri due brani a cui sono particolarmente legato anche se magari meno conosciuti degli altri e sono “Tutto” che era l’apertura del nostro primo album e la ghost track dello stesso “Piacere”, un brano totalmente anticonformista”.

Sul rapporto musica/quarantena: “Credo che un po’ come tutti abbiamo vissuto varie fasi durante questa quarantena: una iniziale, quasi di “euforia” in cui ci siamo lanciati in tutte quelle cose che non facevamo prima, ed una seconda più riflessiva che sarà la madre dei prossimi progetti. Non escludo l’uscita di qualche singolo a breve, qualcosa di particolarmente legato a questo momento”.

Sul tipo di musica di oggi: “Sicuramente i brani che nascono dal cuore, quelli capaci di emozionare sono quelle che poi restano nel cuore della gente. A chi non capita di emozionarsi ancora nel sentire un brano anni 70 nonostante ormai il panorama musicale vada verso altri lidi. Credo che le radio, le case discografiche e i produttori debbano osare di più, uscire dagli schemi precostituiti del momento”.