Ai microfoni di Radio Musica Television è intervenuto Salvatore Schillaci, ex centravanti di Juventus ed Inter tra le tante, assoluta protagonista del mondiale del novanta, il quale, durante il programma “Taca La Marca”, si è soffermato sulla situazione d’emergenza del calcio italiano e non solo. Ecco quanto emerso:

La ripresa del calcio giocato: “Personalmente credo che bisogna ripartire, ovviamente con le massime cautele, reputo, inoltre, necessario assegnare i titoli visto che fermarci e aspettare la fine della pandemia appare impossibile, fin quando non si trova il vaccino. Il calcio può aiutare a distrarre la società. Non è una questione economica, considerato che tutti hanno perso in questo periodo, anche io ho dovuto chiudere la mia scuola calcio a Palermo”.

Questione stipendi: “Le squadre minori sono un bacino importante per il calcio italiano. Oggi è diventato tutto un business dove i club investono tanti soldi per grandi giocatori, potendo fare affidamento su sponsor di assoluto valore. Devo molto alle serie minori, vengo da un quartiere di Palermo e ho dovuto fare tanta gavetta, dove gli stipendi non erano nulla di eccezionale. Oggi è cambiato il modo di veder il calcio, bisogna tutelare anche i settori giovanili e i campionati dilettantistici, se non partiamo oggi, questi mondi finiranno per fallire”.

Capitolo Ronaldo: “È un giocatore che fa la differenza e rispetto agli altri si pensa sempre che sia privilegiato. Può permettersi quello che vuole, considerata la sua enorme popolarità, parliamo di un’azienda vivente. Lo stile Juve ha sempre considerato tutti uguali, se questo è cambiato non lo so. Da Ronaldo posso aspettarmi tutto, tranne che sia una persona egoista, è un grande professionista”.

Tre tecnici: “Scoglio per me è stato un padre e fin dall’inizio ha capito le mie caratteristiche, mi lasciava fare quello che volevo in campo. Zeman, giocando a zona e con il suo calcio offensivo, mi ha valorizzato di più, mentre Vicini mi ha dato la possibilità di esordire in Nazionale e di esser protagonista al mondiale”.

Il rapporto con il mercato: “Noi giocatori rispettavamo sempre i contratti. La Juventus è stato un capitolo importante della mia carriera e mi ha fatto crescere tanto. Finito il mio legame con il sodalizio bianconero, c’è stata la richiesta dell’Inter e l’ho accettata, visto che si tratta di un grande club ed era giunto il momento di provare una nuova esperienza. A inizio carriera sono stato anche vicino al Napoli, ma quando è arrivata la chiamata della Juventus non ho potuto rifiutare”.

Lautaro e il Barcellona: “Non so quanto Lautaro sia vicino al Barcellona, ovviamente tutto dipende dalla volontà dell’Inter di ritornare a vincere. Il giocatore è molto importante per Conte, che lo sta impiegando sempre e lo ha valorizzato moltissimo, l’argentino sta dimostrando tutto il suo valore. Mi piace il fatto che non si risparmia mai, è un lottatore e nell’ultima stagione ha trovato anche il gol con continuità. Qualora dovessero arrivare offerte importanti è sempre meglio vendere, così si possono acquistare altri giocatori, ma per Conte è un calciatore che rientra nei suoi piani e farà di tutto per trattenerlo”.

Notti magiche e il pallone d’oro: “Quella del novanta è stata la nazionale migliore di sempre. Io non mi aspettavo tutto questo. In un solo anno sono passato dal Messina a giocatore titolare con la Juventus e con la selezione azzurra nel mondiale di casa. Nella vita ci vuole concentrazione, fortuna e farsi trovare pronti. Il mio obiettivo era quello di giocare un mondiale e provare a vincerlo, tutto ciò mi ha portato ad essere secondo per l’assegnazione del pallone d’oro, ma forse con il successo nella massima rassegna internazionale mi sarei anche assicurato il più prestigioso titolo individuale.”