Ai microfoni di Radio Musica Television è intervenuto Davide Dionigi, ex centravanti di Napoli e Reggina tra le tante, il quale, durante il programma “Taca La Marca”, si è soffermato sulla situazione d’emergenza del calcio italiano e non solo. Ecco quanto emerso:

Il calcio e l’economia: “Capisco che il calcio sia uno sport nazionale e che il calciatore sia sempre sotto i riflettori, ma non sono molto d’accordo sull’accanimento in merito agli stipendi dei calciatori. È vero, che gli ingaggi sono esorbitanti e andrebbero regolati, ma questa richiesta di taglio andrebbe estesa a tutti i settori, che sia quello sportivo, politico o in altri campi dove la merce viene fatta pagare a cifre spropositate. Il calcio, purtroppo, non è più quello di una volta, in Serie C ci sono stipendi che vanno da 1500 a 1700 euro, non si può chiedere a queste persone di tagliare i loro guadagni, che sono già modesti”.

Sulla ripresa: “Bisognerebbe chiudere tutto per riprogrammare al meglio la prossima ripartenza. Il problema è che non si può giocare se la gente muore, la priorità rimane sempre la salute. Un’eventuale ripresa calcistica porterebbe ad un uso quotidiano di tamponi per gli atleti, ma questi servono a tutti. Sicuramente ci saranno degli scontenti, ma non si può scherzare con la vita delle persone”.

Promozioni e retrocessioni: “Non sono d’accordo sul congelamento delle posizioni e quindi non ci devono essere né promozioni né retrocessioni, senza playoff e playout. Questo significherebbe un vero annullamento della stagione, mettere una pietra sopra e pensare alla prossima.”

Questione stipendi: “La soluzione è quella degli accordi individuali tra società e calciatore, come qualcuno ha già fatto. Il mondo della Serie A è diverso dalle altre categorie e ciò ha portato l’opinione pubblica a generalizzare e a fare di tutta l’erba un fascio”.

Ricordo di Napoli: “A Napoli ero il rigorista e nella prima stagione non ne ho sbagliato nemmeno uno. Ricordo quello segnato al 90′ in casa davanti a 60mila tifosi contro la Triestina. Quel penalty sarebbe stato poi determinante per la nostra salvezza”.